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Specializzati e lavora nei centri di riabilitazione equestre ANIRE nell'area di competenza, esclusi dalle linee guida art. 2.3 delle IAA, nel quadro del D.P.R. 86/6710 e del D.M. 18/02/82 circolare n° 7 del 31/01/83.

Metodo Riabilitazione Globale a Mezzo del Cavallo MRGC® - Global Rehabilitation Method with Horse MRGC® opera intellettuale secondo le convenzioni di Parigi e di Madrid rispettivamente n° 897705 e n° 11361D Marchio d’impresa n° 1011963 dal 2010 Metodo come “meta da raggiungere” M.R.G.C.® Il cavallo non è la panacea che risolve tutti I problemi, Il cavallo può nuocere L’intervento richiede rigore scientifico, scientificità, una validazione scientifica, rigore non vuole dire rigidità e non implica inmodificabilità. Il metodo inteso come tecniche riabilitative che promuoveranno il processo di reinserimento nel tessuto sociale di origine che tiene conto di tutte le problematiche motorie, sensoriali, cognitive, comportamentali, relazionali che tiene conto dell’ambiente; che utilizzi procedure e strumenti sempre rimessi in discussione, aggiornati alle più moderne teorie riabilitative. Il M.R.G.C.® è inquadrabile nella riabilitazione strumentale è un equilibrio fra:

  • terapista / soggetto
  • ambiente sanitario / educativo
  • ambiente familiare / sociale

“Metodo Globale di Riabilitazione a mezzo del Cavallo - M.R.G.C.® Global Rehabilitation Method with Horse” approccio terapeutico, agendo come funzione stimolante per il superamento del danno

  • motorio / neuromotorio
  • psicomotorio / psicointellettivo
  • comportamentale / relazionale
  • sensoriale per una migliore motilità esplorativa

E’ una terapia del movimento che facilita:

  • costruzione e ricostruzione di schemi sensorimotori attraverso la combinazione e ripetizione di stimoli adeguati nel rispetto della progressione delle funzioni motorie secondo le tappe dello sviluppo

impregnata di:

  • intenzionalità
  • relazionalità
  • conoscenza dell’atto stesso e dei suoi scopi

che tiene conto dell’effetto conoscitivo della percezione di se, perché la mobilità diventa transitiva ed espressiva e permette al soggetto di aprirsi sulla realtà e relazionarsi con il mondo oggettuale e degli altri.

 

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